Cinema e trauma

Butch Coolidge: “Stai bene”?
Marsellus Wallace: “No amico. Mai stato così lontano dallo stare bene”!
(Pulp Fiction – 1994)

Il cinema ha una naturale propensione per le immagini e le storie crude e di impatto, forse perché rispecchia una cultura ormai avvezza a questo tipo di stimoli. Film di guerra, disaster movie, film in cui la violenza psicologica, fisica e/o sessuale sono protagoniste, sono da sempre fonte di attrazione per il pubblico, così come lo sono le vicende di true crime che vengono  raccontate dalle trasmissioni televisive, dai documentari, dai giornali e dai libri. Curiosità, tentativo di esorcizzare le paure con un’opera di desensibilizzazione sistematica fatta in casa, paura vissuta come emozione positiva, quali siano le ragioni che ci spingono a guardare questi film, certo pare che la nostra soglia di tolleranza alle immagini shock si stia sempre più elevando.

Sono moltissime le pellicole che hanno trattato il tema del trauma e non sarebbe possibile elencarle tutte in questo articolo, quindi ve ne cito solo alcune:

Il trauma della guerra: Apocalypse Now – 1979

Il trauma relazionale: Mammina Cara – 1981

Il trauma dello stupro: Sotto Accusa – 1988

Il trauma della violenza sessuale intrafamiliare: Precious – 2010

Il trauma delle vittime di catastrofi naturali: The Impossible – 20122

Il trauma dell’Olocausto: La scelta di Sophie – 1982

C’è un regista, in particolare, che ha basato tutta la sua filmografia sul racconto di situazioni traumatiche: si tratta di Quentin Tarantino. Le storie che Tarantino racconta, non lasciano allo spettatore uno spazio di riflessione ed elaborazione: le scene sono rapide, vivide, prive di agganci protettivi dal punto di vista psicologico. Non vi sono figure accudenti, come l’avvocato di “Sotto Accusa”, che possano attenuare, nel divenire del film, il senso di terrore e vulnerabilità che il pubblico sperimenta nell’immedesimazione empatica con le vittime. Il trauma viene risolto solo con la violenza, con la vittima che si trasforma in persecutore, in un crescendo di scene di grande impatto emotivo.

Prendiamo ad esempio “Pulp Fiction”: possiamo ritrovare in ogni sequenza di questo film un fatto traumatico da possibile esito in PTSD (Post Traumatic Stress Disorder), ad esempio l’overdose di Mia, la violenza sessuale su Marsellus Wallace, l’uccisione da parte del pugile Butch del suo avversario (anche se questa non viene rappresentata, ma solo raccontata).

La stessa cosa si può dire dei due capitoli di “”Kill Bill”: il massacro dei Due Pini ad opera della Deadly Viper Assassination Squad, la scoperta degli stupri subiti dalla protagonista in ospedale, durante il coma, da parte dell’infermiere e dei suoi “clienti”, la traumatica infanzia di O-Ren Ischii, che vide massacrare i suoi genitori dal boss Matsumoto, l’esperienza simile della figlia di Vernita Green, che vede sua madre morire per mano della Sposa. Possiamo ritrovare situazioni traumatiche anche in altri film di Tarantino, come “Grindhouse – A prova di morte” e “Django Unchained”.

Da appassionata di cinema, non posso che ritenere il lavoro di Tarantino, la cura con cui descrive i personaggi dei suoi film, le belle colonne sonore che utilizza, le ottime sceneggiature e interpretazioni degli attori che ha scelto e i riferimenti ad altri film che inserisce come pillole per i cinefili, qualcosa di straordinario e di grande valore espressivo.

Come psicologa, però, mi chiedo se questo modo di rappresentare il trauma non possa essere di per sé traumatico o ritraumatizzante sugli spettatori più sensibili e sulle persone che hanno vissuto eventi di vita negativi simili a quelli rappresentati nei suoi lavori. Non tutti diventano boss della Yakuza, dopo aver subito traumi infantili multipli, o esperti di arti marziali, dopo essere state vittime di un’aggressione quasi mortale, e la vendetta non é certo la cura giusta alle ferite fisiche ed emotive: il trauma va affrontato ed elaborato con i giusti strumenti e l’aiuto  professionale necessario, non con le spade e i fucili.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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