The Giver – Il mondo di Jonas

“Una società di vera uguaglianza. Le fondamenta di questa uguaglianza erano le regole. Le imparavamo da neobimbi. Regole come: usa un linguaggio preciso, indossa gli abiti assegnati, fai l’iniezione mattutina, rispetta il coprifuoco, non mentire mai”.

Jonas vive in una società del futuro, nata dalle ceneri della “Rovina”, che lo spettatore può immaginare essere una grande guerra, e protetta dal “Confine”. Tutte le memorie del passato sono state cancellate dalla mente delle persone, e vengono custodite da un solo uomo, a cui non è permesso divulgarle o condividerle con i propri amici e famigliari. Jonas è nato con un ruolo preciso, come del resto tutti gli altri abitanti della Comunità: proprio quello di sostituire l’Accoglitore di Memorie in carica (che diventa, per questo, il “Donatore”).

Nel mondo di Jonas le differenze non sono permesse e non esistono agonismo, sessualità, accudimento emotivo. I bambini nascono da donne alle quali viene affidato il compito di partorienti e affidati a famiglie senza cognome, in cui vengono cresciuti senza amore. Quando Jonas chiede ai genitori se lo amano, la madre gli risponde che deve usare un linguaggio preciso. L’amore non esiste, al limite esistono altre forme di legame che non riguardano sentimenti o emozioni. Infatti, nella Comunità tutte le emozioni vengono represse, attraverso “l’iniezione mattutina”. Gli Anziani hanno fatto in modo che l’odio, l’invidia, la paura fossero soppressi, perché l’eliminazione delle emozioni potesse far sì che non esistessero più i conflitti.

Un’impresa difficile, quella di raccontare questa storia attraverso il linguaggio cinematografico, anzi, impossibile. Infatti i personaggi del film non potrebbero suscitare empatia o essere compresi dallo spettatore, se non mostrassero mai i loro stati mentali. Già all’inizio del film, la regola del non esprimere emozioni è infranta. Jonas, infatti, dice (parlando della imminente “Cerimonia di Designazione”, durante la quale verranno attribuiti, dagli Anziani, i ruoli alle nuove generazioni e quindi anche a lui): “avevo paura” e “mi sentivo smarrito”.

Asher e Fiona, i suoi amici (anche l’amicizia non può nascere senza emozioni), mostrano sorrisi, stupore ed altri stati d’animo, durante tutto il corso della storia. Durante la Cerimonia di Designazione, ad esempio, tutti e tre i ragazzi mostrano segni di preoccupazione e sorpresa, quando Jonas viene saltato durante l’assegnazione dei compiti.

Nella società in cui vive il protagonista di “The Giver” le uniche caratteristiche distintive tra le persone sono il genere e i ruoli. Sono scomparse, invece, tutte le normali differenze interindividuali.

Gli unici riti che vengono celebrati sono la “Designazione” e il “Congedo”. In una società che ha voluto eliminare ogni forma di violenza, permane, nascosta con lo pseudonimo di “Congedo”, l’uccisione di vittime innocenti, siano essi bambini nati con delle difficoltà (ad esempio troppo deboli per essere mantenuti in vita) o persone che hanno trasgredito alle Regole.

Jonas, come Accoglitore di Memorie, ha alcuni “privilegi” rispetto alle altre persone: ad esempio può mentire; dato che dovrà tenere segreto ciò di cui verrà a conoscenza sul passato, non gli sarebbe possibile, infatti, rispettare questa regola quando qualcuno gli farà delle domande sulla sua formazione con l’Accoglitore anziano. Jonas il dolore lo deve tenere dentro di sé, non può manifestarlo a nessuno, mentre negli altri è stato cancellato insieme alle memorie del passato, in quanto considerato intollerabile.

Ma Jonas si ribellerà alle Regole, iniziando con il condividere alcune memorie a casa (mostra alla sorella come si balla) e con Fiona (le mostra come sia divertente andare su una slitta, le suggerisce di non fare l’iniezione mattutina e le fa provare l’emozione di un bacio), e finendo con il fuggire, salvando un bimbo destinato al “Congedo” e oltrepassando il “Confine”, per liberare tutte le memorie e farle vivere a tutta la gente della comunità, e per mostrare a tutti che la vita è a colori e non in bianco e nero (il regista utilizza le immagini in bianco e nero per enfatizzare l’appiattimento emotivo e l’omologazione dei personaggi del film; solo Jonas, in un primo tempo, riesce a vedere i colori, grazie al recupero delle memorie e delle emozioni).

Questo film è una buona metafora della nostra vita: quante persone credono che la soppressione del dolore sia giusta? Che ai bambini debba essere evitata ogni frustrazione? Che lo scopo della vita sia la ricerca del piacere, anche a costo di raggiungerlo attraverso l’uso di sostanze?

Esiste molto dolore “buono”: quello che insegna, quello che fortifica, quello attraverso il quale passiamo, per raggiungere certi grandi obiettivi o per superare degli ostacoli, quello che ci permette di costruire qualcosa che prima non c’era, quello che porta valore alla vita. Ed esiste molto piacere “cattivo”, ad esempio quello immediato, che genera sensazioni molto forti, ma crea dipendenza.

“The Giver – Il mondo di Jonas” è anche una buona metafora delle nostre società, improntate al consumismo e alla globalizzazione, che creano rispettivamente la tendenza all’impoverimento delle relazioni interpersonali e la riduzione delle differenze interindividuali. Qui però la ragione è opposta, e deriva da leggi di mercato (il prodotto standardizzato è più proficuo di quello “personalizzato”), stereotipi culturali (quali quello della “bellezza ideale”), ragioni economiche e spinte alla ricerca del successo e della prestazione (si lavora di più, si pensa maggiormente alla carriera e al denaro e si ha meno tempo per le relazioni sociali).

Talvolta anche noi cancelliamo le memorie del passato e non impariamo, così, dagli errori, continuando a perpetrare violenze, conflitti e guerre, o rimaniamo chiusi nei nostri confini, spaziali e mentali, operando discriminazioni e ingiustizie.

Ma il male non può essere debellato né dalla soppressione delle emozioni, né dalla cancellazione della storia. Per fortuna ci sono molti Jonas che ancora si ribellano alle ingiustizie del mondo e tengono aperti gli occhi sulla realtà delle cose……

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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