Giornata Mondiale della Memoria

Oggi si celebra in tutto il mondo il Giorno della Memoria, per commemorare tutte le vittime dell’Olocausto e non dimenticare.

Il cinema ha spesso trattato il tema dell’Olocausto, talvolta con una delicatezza davvero straordinaria, talvolta con la durezza necessaria, ma sempre con una sensibilità fortissima verso gli aspetti psicologici, relazionali e sociali di questo terribile capitolo della storia umana.

Ho deciso pertanto di dedicare una rassegna speciale di Psychofilm a questo argomento, elencando i film più rappresentativi sul tema. Ringrazio, come sempre, chi ha partecipato alla stesura di questo elenco.

Iniziamo con i miei suggerimenti:

“La scelta di Sophie”

È un film del 1982, diretto da Alan J.Pakula e tratto dall’omonimo romanzo di W.Styron. Racconta la storia di Sophie, immigrata a New York dopo essere sopravvissuta al campo di concentramento di Auschwitz, e del suo compagno, un intellettuale dalla psicologia complessa, anch’egli turbato dalle vicende dell’Olocausto. La storia si dipana tra il presente della coppia e il passato di Sophie, dal quale emerge il racconto di una vicenda terribile, che sconcerta lo spettatore e lo mette in un contatto empatico fortissimo con la protagonista.

Sophie, infatti, dopo la sua cattura da parte dei nazisti,  è stata costretta a scegliere se mandare a morte sicura il proprio figlio o la propria figlia, dando invece una possibilità di salvezza all’altro. Se non avesse scelto, sarebbero stati uccisi entrambi. Sophie si è trovata costretta a scegliere in base alle possibilità di sopravvivenza dei due bambini, e ha deciso nel poco tempo che le è stato concesso, di sacrificare la sua bambina. Questo dilemma sadico, a cui viene sottoposta da un ufficiale nazista, segnerà per sempre la sua vita e diventerà la sua quotidiana tortura mentale.

Intensa e straordinaria l’interpretazione di Meryl Streep, nel ruolo della protagonista.

“Shindler list”

Film del 1993 diretto da Steven Spielberg, con Liam Neeson, Ralph Fiennes e Ben Kingsley. Anche questa pellicola è tratta da un romanzo dall’omonimo titolo, scritto da T.Keneally, che narra la storia vera di Oskar Shindler, e della sua battaglia per salvare gli operai della sua fabbrica dallo sterminio. Interessante la scelta del regista di girare il film completamente in bianco e nero, tranne alcune scene, come quella che vede protagonista una bambina dal cappotto rosso. Questa tecnica ricorda molto quella utilizzata da F.F.Coppola nel suo film “Rusty il selvaggio”, in cui l’unico personaggio a colori che si incontrava durante la proiezione era il pesce combattente presente nel titolo originale del film (“Rumble fish”).

Toccante la scena finale, in cui gli ebrei sopravvissuti, ormai anziani, portano omaggio alla tomba di Oskar Shindler, loro salvatore.

“La vita è bella” (1997)

Diretto e interpretato da Roberto Benigni, racconta la storia di un padre che, prigioniero insieme alla sua famiglia di un lager nazista, utilizza tutte le strategie possibili per proteggere il figlio dagli orrori del campo, fingendo con lui che tutto ciò che stanno vivendo sia soltanto un gioco a squadre. La separazione dalla madre, la mancanza di cibo, la necessità di nascondersi per non essere uccisi, non sono altro che delle prove da superare per vincere. Il premio finale è un carro armato, che il bimbo vedrà realmente arrivare al campo, nel giorno della liberazione.

“Il diario di Anna Frank”

Il film originale è del 1959, ma a questo sono seguiti alcuni remake. Inutile raccontare la trama, dato che tutti conoscono la storia di Anna attraverso il suo diario, uno tra i libri più letti al mondo.

“Storia di una ladra di libri” (2013)

Trasposizione cinematografica di un libro più recente, scritto da M.Zusak. Il titolo si riferisce al fatto che la protagonista ruba un libro, sopravvissuto a uno dei roghi accesi dai nazisti per imporre la cultura del Reich. La storia però è molto più complessa e ricca di personaggi, relazioni e sotto-storie di quanto si possa immaginare dal titolo. Il narratore è una voce fuori campo, che rappresenta la Morte in persona, curiosa osservatrice delle vicende umane dei protagonisti.

“Corri ragazzo corri” (2013)

Dal libro di Uri Orlev. La fuga di un bambino dal ghetto di Varsavia e la sua dura lotta per sfuggire alla cattura dei nazisti.

“Il segreto del suo volto” (2014)

Un film sul tradimento, con un finale davvero toccante.

“Remember” (2015)

La storia di due sopravvissuti di Auschwitz, uno bloccato da un ictus su una sedia a rotelle (la mente) e l’altro un novantenne affetto da demenza (il braccio), sulle tracce del tedesco che ha partecipato allo sterminio delle loro famiglie. Una lettera per ricordare passo a passo il piano, e contrastare così i difetti della memoria causati dall’Alzheimer. Un film delicato, commovente, per non dimenticare, anzi, per ricordare. Un titolo e una malattia degenerativa simbolici, per mantenere viva la memoria dell’Olocausto, ma anche legati ad un finale inatteso e di grande impatto. [Potete trovare la recensione completa di questo film cliccando sul titolo]

“In darkness” (2011)

Il film è ambientato in Polonia, durante l’occupazione nazista. Un operaio aiuta gli ebrei a nascondersi all’interno dei cunicoli sotterranei, ma un ufficiale tedesco ha dei sospetti sulle sue attività.

“Il figlio di Saul” (2015)

Un prigioniero del campo di sterminio di Auschwitz, obbligato a cremare i cadaveri dei prigionieri, si ribella quando si trova di fronte al corpo del suo stesso figlio.

“La chiave di Sara” (2010)

La storia di due donne: una giornalista che sta scrivendo un reportage sul rastrellamento di 13.000 ebrei, avvenuto a Parigi nel 1942 e una donna che è sopravvissuta allo sterminio. Tratto dall’omonimo romanzo di Tatiana De Rosnay.

“Train de vie – Un treno per vivere” (1998)

Un modo originale di affrontare il tema della Shoah, con l’uso di personaggi dalle caratteristiche molto stereotipiche (il rabbino, il comunista, il folle, ecc.)  e una storia tragicomica che il regista stesso motiva in questo modo: “L’umorismo come ebreo, è ciò che mi ha fatto sopravvivere”.  Il film racconta un piano originale per salvarsi dalla persecuzione nazista: organizzare un falso treno di deportati e fuggire grazie a questo astuto inganno.

“Suite francese” (2014)

La storia d’amore impossibile tra una donna francese e un soldato tedesco, nella Francia occupata.

“Monsieur Batignole” (2002)

Monsieur Batignole è un macellaio francese a cui viene affidata una casa sottratta dai tedeschi ad una famiglia ebrea. Quando suonano alla sua porta tre bambini, sfuggiti alla deportazione delle loro famiglie (il figlio dei proprietari dell’abitazione e due suoi cugini), l’uomo non esita a prendersi cura di loro, intraprendendo un viaggio per condurli in salvo in Svizzera.

“The Eichmann Show – Il processo del secolo” (2015)

Un docufilm sul criminale di guerra Adolf Eichman, catturato in Argentina e processato dalle autorità israeliane.

“Conspiracy – Soluzione Finale” (2001)

Il film parla della riunione che ebbe luogo nei pressi di Berlino nel 1942, durante la quale fu pianificato lo sterminio degli ebrei.

“Una volta nella vita” (2014)

Un’insegnante, una classe difficile, un concorso, la memoria della Shoah. La scuola come luogo di vero apprendimento, storico, relazionale, emotivo.

“Woman in gold” (2015)

Una donna sopravvissuta all’Olocausto, che combatte contro il governo austriaco per recuperare un quadro di Gustav Klimt sottatto dai nazisti alla sua famiglia.

“Lo stato contro Fritz bauer” (2015)

La vera storia di Fritz Bauer, il procuratore che riuscì a scovare e far catturare Adolf Eichmann, il nazista che fu tra i maggiori responsabili dello sterminio degli ebrei.

“Sotto corte marziale” (2002)

Le relazioni tra i prigionieri militari di un campo di concentramento, tra complotti, discriminazione ed eroismo.

“Lettere da Berlino” (2015)

Due genitori ricevono una lettera in cui viene comunicata loro la morte del figlio in battaglia. Il padre, Otto, con la complicità della moglie, inizia a scrivere e diffondere cartoline antinaziste. Inizierà verso di lui una serrata caccia all’uomo.

“Anita B.” (2014)

Sopravvvissuta ad Auschwitz, Anita viene accolta dalla famiglia della zia Monika a Praga, dove intreccia una relazione complicata con Eli, il fratello dello zio Aron. Un film in cui il tema della negazione della memoria è trattato in modo particolare e intenso. La famiglia chiede infatti alla ragazza di non parlare della sua esperienza nel campo di concentramento e di tenere Auschwitz fuori dalla casa, da cui tra l’altro le viene proibito di uscire, essendo la ragazza priva di documenti.

“L’ultimo treno” (2001)

Romek è un ragazzo ebreo che sfugge alla deportazione grazie all’aiuto di una famiglia e di un prete cattolico. Accanto al paesino in cui si nasconde, però, passa un treno carico di prigionieri diretti allo sterminio, simbolo della minaccia dell’olocausto.

“Rappresaglia” (1973)

La storia dell’attentato dinamitardo partigiano di via Rasella e dell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Eleonora Mangano suggerisce:

“Jona che visse nella balena” (1992, di Roberto Faenza), tratto dalla storia vera di Jonah Obersky, autore del libro “Anni d’infanzia. Un bambino nei lager”. La tragedia del lager e la follia dell’antisemitismo nazista sono ricostruite attraverso lo sguardo di un bimbo ebreo olandese di quattro anni rinchiuso, insieme ai genitori, nel campo di Bergenbelsen nel 1942.

“Il bambino con il pigiama a righe” (2008, di Mark Herman) è un film tratto dell’omonimo romanzo di John Boyne. È la storia di Bruno, e il punto di vista assunto è quello del bambino, figlio di un gerarca nazista, che diviene amico di Shmuel, un coetaneo ebreo internato in un campo di concentramento.

“Il pianista” (2002, Polanski) racconta la storia vera di Wladyslaw Szpilman, un pianista di talento, ebreo polacco vissuto a Varsavia durante il periodo dell’occupazione tedesca. La storia è narrata dallo stesso Szpilman, uno dei pochi sopravvissuti tra coloro che furono rinchiusi dai tedeschi nel ghetto di Varsavia nel 1940.

Per finire, Cristina Zenzero consiglia “Il labirinto del silenzio” che tratta della negazione dell’Olocausto e Cristina Villa “Bastardi senza gloria”, “Colette”, “Fuga da Sobibor” (1987), “Il giardino dei Finzi Contini”, “Arrivederci ragazzi” (1987 – Dinamiche preadolescenziali nella Francia occupata) e “Vento di primavera” del 2011, che racconta la retata del velodromo d’inverno nella Parigi occupata, con un bravissimo Jean Reno.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".