Parafilie e Disturbi Parafilici

Per la nuova rassegna di Psychofilm ho deciso di lanciare un tema un po’ “audace” per il quale è davvero difficile trovare film di qualità. Il genere “splatter” e i “B-movies” lo hanno spesso trattato, e la maggior parte dei film horror si basa principalmente su contenuti di questo tipo.

Una blanda carrellata di parafilie si trova nel film “9 settimane e mezzo”, uno dei pochi film che tratta veramente questo tipo di pratiche sessuali, tra adulti consenzienti (dal bondage, all’esibizionismo, al voyerismo, al limitatissimo feederismo della classica scena davanti al frigorifero).

Poi c’è il più recente “50 sfumature di grigio” (BDSM), che ammetto non ho ancora avuto voglia di vedere, dato che non sono andata oltre le 10 pagine del libro, trovato personalmente di una qualità bassissima a livello di qualsiasi cosa faccia di un libro qualcosa che valga la pena leggere. Trovate però su internet migliaia di informazioni su questo film, se volete saperne di più, quindi la mia ulteriore visione non è necessaria.

Le parafilie sono interessi sessuali intensi, persistenti o preferenziali, diversi da quelli della stimolazione genitale o dei preliminari sessuali, praticati all’interno di un rapporto adulto e consenziente che non arrecano problemi a livello di disagio personale a chi li mette in atto, o che si limitano a pure fantasie, e che non richiedono pertanto un intervento clinico.

Molti di più sono i film che hanno trattato i disturbi parafilici, cioè quelle parafilie la cui soddisfazione ha arrecato, o rischiato di arrecare, danno a se stessi o agli altri o che causano disagio o compromissione dell’individuo in ambito sociale, lavorativo, o in altre aree importanti della vita.

Tra i film horror la serie “Hostel” ha dipinto in modo estremo il disturbo da sadismo sessuale, ma ce ne sono ovviamente molti altri sul genere, in particolare quelli di radice orientale.

L’unico film che tratta il feederismo di cui sia a conoscenza è una pellicola del 2005 dal titolo, appunto, “Feed”, che, per usare un gioco di parole, è certamente per stomaci forti.

Poi troviamo alcuni film meno recenti, come “Histoire d’O” (BDSM), “Justine, ovvero le disavventure della virtù”, del 1977, tratto dall’omonimo libro del Marchese de Sade, scrittore che su questi temi ha sicuramente il dominio assoluto nella letteratura, tanto che lo stesso termine “sadismo”, è derivato dal suo nome. Se vi è capitato di leggere uno dei suoi libri, capirete, però, che quello del sadismo sessuale non è certo l’unico disturbo parafilico che ha dipinto nelle sue opere.

Abbiamo poi il filone dei film sulle biografie dei più famigerati serial killer, che trattano la drammaticità di questi temi partendo da storie vere che superano l’immaginazione di qualunque amante dell’horror: ad esempio “Dahmer”, del 2002 che racconta la storia del Mostro di Milwakee, necrofilo all’ennesima potenza, e “Cittadino X” del 1995, un film qualitativamente migliore, tratto dal libro “Il comunista che mangiava i bambini”, che racconta la storia del Mostro di Rostov, Andrej Romanovič Čikatilo.

Altri film relativi all’argomento di questa rassegna sono:

“Kissed” (1996) – necrofilia

“Luna di Fiele” (1992), di Roman Polanski – BDSM

“Secretary” (2002), con Maggie Gyllenhaal e James Spader (BDSM)

“Tokio decadence” (1992), di Ryu Murakami (da non confondere con lo scrittore Haruki) – sadomasochismo

Nymphomaniac Vol.I e Nymphomaniac Vol.II (2013), di Lars Von Trier

“La necrofila” (1972): non l’ho visto, ma il titolo dice tutto, quindi suppongo sia a tema.

“Maniac” (1980 e remake del 2012): agalmatofilia.

Ci sono poi, alcune scene di film che riguardano l’argomento, anche se non sono focalizzati solo su questo tema: ad esempio c’è la scena di “Pulp Fiction” in cui il pugile interpretato da Bruce Willis e il boss che vuole ucciderlo vengono catturati da due stupratori che tengono prigioniero, nello scantinato, un sex slave vestito di lattice. In “La morte e la fanciulla”, per fare un altro esempio, Sigourney Weaver si mette a quattro zampe e strappa con i denti il nastro adesivo intorno agli stivali di Ben Kingsley (scena tendenzialmente fetish).

Chiudo con i miei suggerimenti e vi faccio una domanda: cosa ne dite de “La finestra sul cortile” di Hitchcock? Il protagonista non ha forse tutte le caratteristiche del voyeur? Non spia forse i vicini ignari per tutto il giorno, mentre vivono nell’intimità dei loro appartamenti? Non necessariamente un tema come quello di cui stiamo parlando deve essere trattato in modo forte per fornire spunti di riflessione, e il grande maestro ancora una volta ha fatto la differenza, con la sua ineguagliabile classe.

Concludo questa rassegna con i suggerimenti di due attive partecipanti alle attività di Psychofilm:

Valentina Baruffa propone “Lolita” sia nella versione di Kubrick che nel remake di Adrian Lyne, e Giulia la Giuls Pontin “Velluto blu” di David Lynch.

State connessi, e non perdete le prossime rassegne!

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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