Nymphomaniac Vol.II

La sessualità femminile è mai stata sdoganata? Mi viene da chiedermelo durante la visione del secondo capitolo di Nymphomaniac, quando il dramma di una dipendenza sessuale che porta a scarnificarsi anima e corpo riesce a suscitare nel pubblico del cinema risolini e battute volgari. È proprio vero che la volgarità è negli occhi di chi guarda, perché censure o non censure, questo film volgare non lo è mai, nemmeno nelle scene più esplicite.

Lo sceneggiatore sembra quasi avermi letto nella mente, perché presto fa dire a uno dei suoi personaggi (Seligman) che se Joe fosse stato un uomo, se fossero stati due esponenti del sesso maschile, anni prima, ad andare su quel treno a cercare partner sessuali, molto probabilmente nessuno avrebbe battuto ciglio.

È sorprendente come questo film sappia creare un legame potentissimo con lo spettatore: non solo ciò che fanno e sentono i personaggi stimola pesantemente i nostri neuroni specchio, ma addirittura ciò che prova e pensa lo spettatore sembra essere previsto nella trama e trovare risposta nei dialoghi degli attori.

Una cosa che ci si chiede, per tutta la durata del film, nei due volumi, è se Seligman sia veramente l’uomo che dà a vedere di essere e in un primo momento questo dubbio pare essere sedato dalla sua dichiarazione di “asessualità”. Chiaro, nessuno può essere totalmente asessuato, ma è certamente credibile che qualcuno possa provare piacere in ambiti diversi dalla sessualità o possa essere più devoto al razionale che al carnale. Seligman infatti dice a Joe che il suo piacere è la cultura e che è puro e scevro da qualsiasi posizione preconcetta su quanto la protagonista gli racconta, semmai curioso di acquisire, grazie all’esperienza di lei, una parte di conoscenza che non possiede.

Ma il dubbio viene tenuto a bada per poco, c’è sempre qualcosa di poco limpido in questo personaggio contraddittorio: vive in una casa spartana come un convento, con immagini religiose alle pareti, ma non è religioso, ed è invece completamente votato alla razionalità; si dichiara asessuato, ma ascolta per ore i racconti di una donna dalla vita sessuale travagliata e certo atipica. Chi è costui? Joe si può fidare di uno come lui? Gli altri uomini erano chiari con lei, come lei lo era con loro (a parte con Mr.H). Accetterebbe un’eventuale delusione da un uomo come Seligman?

Le risposte arrivano tutte di colpo, nel finale. No, lui non è “il primo vero amico” che Joe abbia mai avuto, come pensa. È tutto un inganno, e quando la maschera di Seligman scende, Joe non può tollerare ciò che vede.

Schermo nero. Il film è un rewind e un fast forward e si apre e si chiude nello stesso modo. La storia si dipana partendo dal nulla e torna al nulla, inizia in un vicolo e finisce nello stesso vicolo, un personaggio vuole chiudere con la sessualità e un altro la vuole iniziare. Tutto si annulla. I più vengono annullati dai meno e diventano zero.

Tutto ciò che è aperto si chiude: i dubbi, le domande, le metafore della vita, le ricerche di senso e significato. Si ritorna nel bosco dell’infanzia di Joe, a guardare l’albero che rappresenta l’anima di un padre che non c’è più, per poi salire su una collina e trovare l’albero dell’anima di Joe insieme a lei.

Tutto torna. Nonostante Joe ragazza non assomigli a Joe adulta, nonostante suo marito Jerome sia invece sempre lo stesso per tutto il film, dall’adolescenza in poi, per trasformarsi poi, nel finale, in un uomo totalmente diverso nelle fattezze e riconoscibile solo da una somma di spinte coitali, tutto appare coerente, tutto ciò che è aperto si chiude.

Rimane solo il sapore amaro delle ferite relazionali: la dipendenza sessuale che spinge una madre ad abbandonare un figlio, il sesso alla base del tradimento di un’allieva e amante, ancora il sesso nella delusione di un’amicizia non vera. Il sesso come tutto, il sesso come niente. Ancora risultati a somma zero.

E tutto finisce nel buio. Vista e udito, poi solo uno sparo, poi più nulla. Il crescendo di stimolazioni sensoriali dell’inizio del primo volume è ripercorso a ritroso. Chiusura del cerchio. Fine.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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