Monolith: tra sicurezza e libertà

Essere sicuri o liberi? Un dilemma alla base di molti disagi psichici che ho incontrato spesso nel mio lavoro di psicoterapeuta. Avvicinarsi all’altro quando si allontana, allontanarsi quando si avvicina. Quante relazioni sono caratterizzate da questa montagna russa di emozioni? La paura della libertà come solitudine, il senso di costrizione della relazione sicura. Sicurezza e libertà paiono talvolta essere dei poli opposti, tra loro inconciliabili. Eppure si può essere liberi all’interno di una relazione sicura e sicuri da soli, perché sicurezza e libertà sono all’interno di un continuum e non due mondi separati.

Si apprende precocemente ad avere paura, attraverso relazioni di attaccamento insicure che trasmettono il modello di un mondo pericoloso e l’idea di non essere in grado di fronteggiarlo da soli.

La paura conduce all’evitamento e l’evitamento riduce la libertà personale. Ricordo una metafora molto efficace, usata da uno dei miei formatori, per descrivere questo meccanismo: immaginiamo che la nostra vita sia una casa, di entrare in questa casa e trovare in corridoio una tigre. Spaventati, cerchiamo una strategia per salvarci dal pericolo e la troviamo chiudendo il grosso felino nella camera da letto. La paura scompare, però non possiamo più utilizzare una stanza della nostra casa. In futuro, se accadrà di trovare un’altra minaccia all’interno delle nostre mura, penseremo alla soluzione precedente, che ha funzionato, perché ci ha allontanati dalla situazione temuta. Se rientrando a casa troveremo una pantera, non la affronteremo, bensì la chiuderemo nel bagno, o in cucina. Un’altra stanza o area della nostra vita che ci sarà preclusa. Gradualmente, saremo sempre più costretti, meno liberi, e ci troveremo a rinunciare ad aspetti importanti e fondamentali della nostra esistenza.

Il film “Monolith” è una metafora molto efficace del dilemma fobico: Sandra è una giovane donna che ha rinunciato alla sua carriera di popstar per amore. Il matrimonio e un figlio rappresentano un legame inconciliabile con ciò che rappresenta l’espressione individuale e qui troviamo già un riferimento ai poli sicurezza-libertà. La relazione con il marito però non si rivela così “sicura” e Sandra, che si sta recando in visita alla madre con il suo bambino, inizia a sospettare che l’uomo la stia tradendo, forse proprio con una componente della sua vecchia band, simbolo della donna libera che ora lei non è più. Durante il viaggio, Sandra decide dunque di raggiungere il marito per verificare personalmente il suo sospetto e facendo una deviazione per evitare un ingorgo, si trova in pieno deserto. Sandra è alla guida di un’auto super-tecnologica, costruita per assicurare la sicurezza delle persone che si trovano nel suo abitacolo. È indistruttibile, ha i vetri anti-proiettile, protegge dalle aggressioni e da qualunque pericolo esterno ed è controllata da un computer che agisce autonomamente in base alle rilevazioni dei suoi sensori: ad esempio se il guidatore è stanco si inserisce il pilota automatico, se viene rilevato un tentativo di effrazione le portiere vengono sbarrate, ecc.

“Monolith”, questo il nome dell’auto corazzata, è l’emblema della sicurezza, nell’accezione più estrema del termine. Ben presto Sandra scoprirà a sue spese che tale sicurezza estrema rende impossibile qualsiasi forma di libertà: uscita dall’auto per vedere le condizioni del cervo che ha inavvertitamente investito, rimane chiusa fuori, mentre suo figlio resta intrappolato all’interno. Ogni tentativo di bypassare i sistemi di sicurezza dell’autovettura sembra vano, mentre il sole cocente del deserto minaccia la sopravvivenza del bambino, avvolto, tra l’altro, in uno spesso costume da coniglio.

La protezione diventa costrizione, la sicurezza diventa prigione. La lancetta si è spostata troppo su un polo, escludendo l’altro: privazione della libertà, privazione dei bisogni di base.

Talvolta la paura fa questo e siamo noi a costruirci le nostre prigioni. La paura impedisce di scegliere, di amare, di vivere. Trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e libertà significa liberarsi da paure disfunzionali e costrizioni.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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