TDoR -The death and life of Marsha P.Johnson

Il Transgender Day of Remembrance (TDoR) si celebra ogni anno in memoria delle vittime anti-trandgender. È stato l’avvocato Gwendolyn Ann Smith a introdurre questa commemorazione internazionale, in memoria di Rita Hester, assassinata il 28 novembre 1998. L’omicidio di Rita, come molte altre uccisioni legate all’odio e al pregiudizio transfobico, non è mai stato risolto.

Psychofilm vuole unirsi alla celebrazione di questa importante giornata mondiale portando all’attenzione dei propri lettori un documentario che narra la storia della “Rosa Parks del movimento LGBT”, Marsha P.Johnson, attivista afroamericana del movimento di liberazione gay e veterana della rivolta di Stonewall del 1969, e della sua amica Sylvia Rivera, icona del movimento trans, attraverso il racconto dell’attivista transgender Victoria Cruz.

Victoria, che ha lavorato per molti anni a un progetto anti-violenza e per il movimento LGBT, oltre a raccontare le vicende che hanno interessato Marsha e Sylvia e la nascita ed evoluzione del movimento stesso, cerca di fare chiarezza sulla morte di Marsha, che ritiene essere un probabile omicidio derubricato come suicidio (il corpo senza vita di Marsha fu ritrovato il 6 luglio 1992 nel fiume Hudson, dopo 6 giorni dalla denuncia della sua scomparsa). Victoria afferma che sono molte le morti sospette le cui indagini sono state manipolate o archiviate e che il numero di vittime di omicidi insoluti nell’ambiente LGBT è elevato ancora oggi.


“Stanno urlando dalle tombe, in attesa di giustizia. Alcune di loro sono anonime, ma anche i casi di persone famose vengono archiviati, come quello di Marsha, che era famosa in tutto il mondo”.
“Il suo caso ormai è chiuso da 25 anni. Se non possiamo fare giustizia per Marsha, come possiamo farla per tutti gli altri casi irrisolti?”.

All’epoca dello Stonewall i gay non erano ammessi nei bar e la polizia li arrestava senza nessun motivo. Negli anni Sessanta era illegale vestirsi da donna:

“Era un’epoca surreale”, dichiara Sylvia Rivera in un’intervista originale, “Le drag queen venivano caricate sulle volanti con le armi puntate addosso. Volavano le molotov”. “Quella notte è stato versato molto sangue. Il giorno successivo è nato il movimento”.

“Un giorno io e Marsha abbiamo deciso di creare un progetto. Ed è così che è nato STAR”. STAR sta per “Streets Transvestites Action Revolutionaries”, un progetto per i ragazzi di strada che per quanto ha affermato la stessa Johnson deve tutto a Sylvia Rivera: “All’epoca nessuno dava voce ai travestiti”.

Nel documentario si afferma che senza le drag queen il movimento dei diritti gay non esisterebbe. Sylvia nel 1973 lasciò il movimento dopo aver accusato gli altri attivisti di non aver supportato i travestiti in un discorso rilasciato al Gay Liberation Rally: “Mi hanno picchiata, mi hanno rotto il naso, mi hanno sbattuta in galera, ho perso il lavoro, ho perso il mio appartamento per i diritti dei gay. E mi trattate in questo modo?”. Marsha Johnson in un’intervista disse: “Nel 1973 hanno detto a me e a Sylvia Rivera che avremmo guidato il Gay Pride e che i travestiti sarebbero stati in prima fila. Quei fifoni mettono le drag queen dietro e ben nascoste. Non è giusto. A loro non importa se hai fondato tu il movimento gay e hai manifestato vestito da donna”. Sylvia Rivera aggiunge: “Avevano promesso di farmi parlare. Ma non volevano le drag queen sul palco. Ci vedevano come uno stereotipo. Ma senza drag queen non ci sarebbe stato il movimento gay. Eravamo in prima linea”. C’erano già dunque delle profonde divisioni all’interno del movimento LGBT benché tutti i suoi rappresentanti fossero ugualmente vittime di profonde discriminazioni e violenze, anche istituzionali.

Violenze che sono continuate e continuano ad essere perpetrate. Il numero di vittime riportato ogni anno dal sito del TDoR, le notizie sulle aggressioni di stampo omofobico e transfobico, devono ricordarci come a distanza di molti anni e nonostante il lavoro delle eroine e degli eroi del movimento ci sia ancora molto da fare per debellare l’ignoranza, l’intolleranza, l’odio dalle nostre società civili. Un primo passo è quello di non dimenticare. “Ricordate la vostra storia”, dice Sylvia nel docufilm, rivolgendosi alla comunità LGBT. È importante non perdere le tracce della memoria e ricordare Marsha e Sylvia in un lavoro così ricco di filmati originali e interviste ai testimoni diretti dell’epoca è sicuramente un aiuto prezioso verso la sensibilizzazione e la presa di coscienza su temi che non devono essere indifferenti perché non ci riguardano direttamente, ma essere di interesse comune per la costruzione di una civiltà che sia realmente civile, solidale e aperta.

La visione di questo documentario è accessibile attraverso Netflix, che ne ha acquistato i diritti mondiali. Le vicende legate alla rivolta di Stonewall sono state raccontate, invece, in versione più cinematografica, dal film di Roland Emmerich “Stonewall”, del 2015, che cita un altro film sul tema della violenza omofobica, il bellissimo “Milk”, del grande regista Gus Van Sant, con uno straordinario Sean Penn.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".