La magica follia di un clown triste: Robin Williams

“Dei due sentieri scelsi il meno battuto, per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto”, dice John Keating, il professore interpretato da Robin Williams nel film “L’attimo fuggente” (1989), strizzando l’occhio a Robert Frost. Questa frase è diventata famosa forse solo un po’ meno di “O capitano, mio capitano” liberamente tratta dalla poesia di Walt Whitman.    

Partire dalla pellicola di Peter Weir per parlare di questo straordinario attore ha un senso, perché “L’attimo fuggente” è un film che parla di poesia e Robin Williams la poesia l’ha messa in tutte le sue interpretazioni.

Un poeta, sì, ma anche un eterno Peter Pan, per il quale crescere era un oltraggio. Lo ha capito bene Steven Spielberg, che in “Hook” (1991) gli ha affidato la parte di Peter Banning, tagliata su misura per lui.

Voglio immaginare che adesso Robin sia proprio lì, sull’isola che non c’è, a portare un po’ della sua grande magia, e abbia ritrovato la voglia di ridere che aveva perso, perché anche i clown, ora lo sappiamo, possono essere tristi. Tristi fino al punto di cercare sollievo nelle droghe e nell’alcol; tristi fino al punto di non voler più vivere.

Anche noi abbiamo riso e pianto insieme a lui per quasi quarant’anni, perché Robin Williams ha messo tutto se stesso nelle sue interpretazioni, scegliendo copioni allo stesso tempo spensierati e drammatici: il dj “cool” di “Goodmorning Vietnam” (1987), che rendeva la guerra più sopportabile; il terapeuta di “Will Hunting – Genio ribelle” (1997), che scherzava sulle “puzzette” dell’amata moglie morta di cancro; il padre disperato e audace di “Mrs Doubtfire” (1993); il medico che curava con il sorriso, in “Patch Adams” (1998).

Un vero re della commedia drammatica, e non solo; un attore unico nel suo genere e assolutamente ineguagliabile. Un maestro anche nell’arte dell’improvvisazione, così bravo da superare parti di sceneggiature originali.

Un poeta, un bambino, un comico, un attore drammatico, un uomo dalla grande sensibilità, insomma, un artista estremo. Forse non c’era nulla di umano in lui; forse veniva proprio dal pianeta Ork, come l’extraterrestre di “Mork e Mindy” che lo rese popolare tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta. Un alieno che si è perso, o ha scelto la strada sbagliata.


“Two roads diverged in a wood. I took the one less traveled by, and that made all the difference”
(Robert Frost – “The road not taken”)

 

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".