Fobie

“Il coraggio è la capacità di resistere alla paura, di dominare la paura: non è l’assenza di paura”
Mark Twain

Ho da poco visto il film “The walk”, che racconta la storia vera di Philippe Petit, grande funambolo francese, che nel 1974 compì l’impresa straordinaria di attraversare senza protezioni le Twin Towers del World Trade Center. La scena della traversata pare non finire più e lo spettatore spera che il protagonista torni presto a posare i piedi sulla terrazza di uno dei due grattacieli ma ciò sembra non dover succedere mai. Un film da cardiopalma, soprattutto per chi soffre di acrofobia (paura dell’altezza), anche grazie ai virtuosismi che il personaggio principale ci regala facendo, sul cavo d’acciaio sospeso a un’altezza intollerabile, cose inimmaginabili, tanto che viene voglia di dirgli “Basta, ti prego, non farlo, torna indietro! No non ti girare, non ti inginocchiare, non ti sdraiare”!!!

Ma quanti sono i film o le scene dei film che hanno fatto leva sulle nostre paure per emozionarci, farci venire i brividi e farci coprire gli occhi con i palmi delle mani?

Mi vengono in mente tutti gli episodi di “Indiana Jones”, dove non mancavano mai salti dagli aereoplani, invasioni di topi, serpenti, insetti zampettanti. Ricordate la scena in cui uno dei personaggi si gira e Indiana gli toglie dalla schiena decine di enormi ragni pelosi? Ne “Il tempio maledetto”, la protagonista femminile deve avventurarsi su un pavimento pieno di insetti per arrivare ad una leva e salvare Harrison Ford e il bambino da morte sicura. In un’altra sequenza, i personaggi siedono a tavola e i camerieri portano loro da mangiare serpenti vivi, coleotteri giganti e altri piatti tutt’altro che appetitosi.

Un film famoso incentrato totalmente sulla fobia dei ragni è quello che prende il nome dalla fobia stessa: “Aracnofobia”, del 1990.

Dopo la paura degli insetti, ecco quella per gli animali, la zoofobia. In questa definizione generale si trovano molte fobie più specifiche, quali ad esempio la paura degli uccelli o ornitofobia. Come non ricordare uno dei più famosi film di Hitchcock sul tema (“Uccelli” – 1963)? Il maestro ci ha regalato anche altre grandi opere sulle paure, basti pensare a “La donna che visse due volte” (“Vertigo” – 1958) che parla di acrofobia.

Il cinema non risparmia neanche coloro che temono gli spazi chiusi: uno dei film più terribili sul tema è “Buried – Sepolto vivo”, ma anche “Vanished” lascia il segno; benché si scopra cosa è successo alla donna scomparsa (interpretata da Sandra Bullock) solo alla fine del film, le scene conclusive sono davvero fortissime per un claustrofobico. Il più recente “Room”, racconta la storia di una donna, reclusa per una decina d’anni dal suo rapitore, dal quale ha un figlio, in seguito ai continui stupri che deve subire. Anche il bambino condivide il destino della madre, e vive in quella che chiama “la stanza” cinque anni della sua vita, tanto da non sapere che al di fuori di quelle quattro mura c’è un mondo, in cui vivono cani e alberi veri, proprio come quelli che vede alla tv. Sempre sul tema “claustrofobia” è il film “La donna in gabbia”, tratto da un romanzo. Film e libro sono scandinavi e negli ultimi anni gli scrittori e i registi nordici ci hanno regalato molti prodotti apprezzabili. Il thriller racconta la storia di 2 detective della squadra omicidi, uno interpretato da Nikolaj Lie Kaas che ha già lavorato con Lars Von Trier e Ron Howard. Assegnati al Reparto Q, dove dovrebbero archiviare vecchi casi non risolti, i due poliziotti trasgrediscono agli ordini e iniziano a investigare su un caso archiviato come suicidio senza ritrovamento del corpo, ma che in realtà si rivelerà essere un rapimento a scopo di vendetta (la donna scomparsa viene chiusa per dieci anni all’interno di una camera iperbarica e sottoposta a continue torture psicologiche e fisiche).

E veniamo all’idrofobia o talassofobia, cioè alla paura dell’acqua. Se ce l’avete, potreste essere turbati da un film come “Open Water”, in cui i protagonisti vengono abbandonati durante un’immersione in mare aperto e vi rimangono a lungo, affrontando il freddo, la paura, gli squali.

E degli squali vogliamo parlare? La paura dei pesci (ichthyofobia) non può che essere fortissima, quando il pesce di turno ha anche dei denti affilati. Su questo argomento i film girati sono così famosi che mi sembra addirittura inutile citarli, ma lo faccio ugualmente: “Lo squalo” (vari episodi), “Piraῆa” (in varie versioni e remake).

C’è poi “47 metri” in cui paura dell’acqua, degli squali e anche un po’ di claustrofobia si coniugano alla perfezione: due sorelle in vacanza in Messico decidono di rendere più avventuroso il loro soggiorno e di immergersi in una gabbia per osservare gli squali bianchi ma finiscono per cadere a 47 metri di profondità in mezzo a un branco di esemplari enormi e con una scarsa riserva di ossigeno nelle bombole. 

Sulla nictofobia o acluofobia (paura del buio) si potrebbero citare migliaia di film, soprattutto dell’orrore, che su questa paura pongono le basi della loro esistenza; per indicarne uno fra tanti, vi suggerisco “Darkness” del 2002, con Giancarlo Giannini.

Termino questa mia riflessione cinematografica con la paura dei cani, o cinofobia. Come non citare “Cujo”, film tratto da un bellissimo romanzo di Stephen King, vero maestro del terrore!

Ed ora i suggerimenti dei membri del gruppo Facebook  Psychofilm:

Pier Luigi Gallucci cita due film legati al tema fobie: per chi ha paura dei pagliacci (coulrofobia)  il film “It”, tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King, e per chi ha paura che qualcuno entri in casa (fobia dei ladri ed annessi) “Funny games”. Pier Luigi ricorda anche una scena con le tarantole del film di Lucio Fulci “Tu vivrai nel terrore”, per la gioia di tutti gli aracnofobi.

Baba Ponzo suggerisce, infine, il film “Al calar delle tenebre”, per la acluofobia (“Quando ai bambini cadeva un dente, lo portavano a Matilda e lei scambiava il dente con una monetina d’oro, guadagnandosi in tal modo il soprannome di Fata Dentina. Un giorno un incendio deturpò il volto di Matilda. Le ustioni le impedirono di uscire di giorno alla luce del sole. Due bimbi dissero di andare dalla fata dentina e non tornarono più; il paese incolpò la “fata dentina” e lei decise di vendicarsi sui bambini apparendo di notte al buio e uccidendo tutti quelli che non accendevano almeno una lucina per salvarsi. Ovviamene il film continua e fatina dentina se la prende pure con gli adulti…ma poi finisce bene”) e “The cube” per la paura degli spazi chiusi:”Un film da non consigliare a chi soffre di claustrofobia è <<Il cubo>> del 1997 (con due sequel e un prequel) spazi strettissimi da dover attraversare per poter sopravvivere a un labirinto con stanze sicure e stanze invece pericolose, dove si può rischiare la morte”.

Arrivederci alla prossima rassegna!

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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