Non ucciderei neanche una mosca, se non per potere, autorità o denaro

Un uomo normale, corretto, morale, buono. Si trova nella sua auto ed è infastidito da una mosca che svolazza per l’abitacolo. Arriva una telefonata strana: qualcuno gli chiede di uccidere l’insetto e gli dice che se lo farà, gli verranno immediatamente accreditati sul conto mille dollari. Perché non provare? Alla fine, se si tratta di uno scherzo, l’unica ad averci rimesso sarà la mosca. Ma uno scherzo non è, e il denaro, incredibilmente, arriva davvero. Il telefono squilla di nuovo: questa volta, per avere molti più soldi, è necessario ingoiare la mosca appena uccisa. Una cosa davvero schifosa, ma per seimila dollari chi non la farebbe? In fondo non è mica necessario masticarla.

Le prove da superare sono 13, non si sa cosa chiederà nelle prossime telefonate il misterioso e macchiavellico individuo che propone le sfide, ma si sa che ogni sfida sarà più difficile di quella precedente e che se si interrompe il “gioco” a qualunque livello, tutto ciò che si è guadagnato verrà perso.

Questa, in poche parole, la trama del film di Daniel Stamm, dal titolo “13 sins”, cioè tredici peccati.

Può un uomo, che non riusciva neanche a uccidere la mosca che gli ronzava nelle orecchie, diventare all’improvviso un sadico o un assassino e compiere misfatti terribili, come portare un cadavere in un bar o tagliare un braccio a un uomo? La risposta del regista è sì.

Ma questo accade anche nella vita reale? Si possono mettere da parte i valori personali per il denaro? Nel film di Adrian Lyne degli anni Novanta dal titolo “Proposta indecente” un miliardario offriva un milione di dollari in cambio di una notte di sesso con una ragazza. Nel periodo di uscita della pellicola si sentivano molti discorsi sul fatto che tutti hanno un prezzo, che in fondo qualsiasi cosa si può comprare.  Certo, sia nel film con Demi Moore che in quello più recente appena citati, le conseguenze della scelta dei protagonisti sono state molto negative, ma non è forse sempre così? Si vende l’anima al diavolo per avere qualcosa, ma si paga molto di più di quello che si è avuto, questo si sa da sempre, ed è stato argomento di svariate opere letterarie e moltissimi film.

Non sono solo i soldi, però, a spingere gli uomini a operare in modo opposto alla loro morale. C’è anche il potere, che spesso va a braccetto con il denaro, ma non sempre. Il potere è anche legato all’appartenenza (sono un capo, sono un generale, ecc.).

Negli anni Settanta, Philip Zimbardo condusse un esperimento nel seminterrato dell’Università di Stanford, atto a valutare se il comportamento delle persone potesse essere influenzato dalle loro appartenenze. Vennero selezionati una ventina di uomini che non avevano mai manifestato comportamenti devianti. A metà di loro venne attribuito il ruolo di secondini e all’altra metà il ruolo di carcerati. Ciascuno dei partecipanti all’esperimento veniva calato pienamente nella parte: le guardie avevano le divise, i manganelli e le manette, mentre i detenuti erano vestiti come tali ed erano identificati da un numero, anziché da un nome, ed erano sottoposti a regole ferree. In brevissimo tempo, gli appartenenti ad entrambe le categorie cominciarono a manifestare dei comportamenti in linea con i ruoli a loro assegnati.

Le guardie, ad un certo punto, iniziarono a comportarsi in modo estremamente sadico nei confronti dei prigionieri, come se avessero dimenticato la loro vera identità e avessero una totale mancanza di consapevolezza su quanto stavano facendo, che tra l’altro era contrario al loro modo di essere abituale. I ricercatori furono costretti, a causa della drammaticità dei risvolti dell’esperimento, ad interromperlo dopo pochi giorni dal suo inizio.

La versione cinematografica di questo classico della psicologia è stata messa in scena da Oliver Hirschbiegel nel 2001, con il filmThe experiment – Cercasi cavie umane” e successivamente da Paul Scheuring con “The experiment” (2010) e da Kyle Patrick Alvarez con “Effetto Lucifero” (2015).

Un altro studio importante per capire meglio l’argomento di cui stiamo parlando è quello effettuato da Stanley Milgram dieci anni prima di quello di Zimbardo. L’obiettivo di Milgram era quello di indagare gli effetti dell’autorità (impersonata, nell’esperimento, da uno scienziato) sul comportamento etico e morale dei soggetti che vi furono sottoposti. Ai partecipanti venne attribuito il ruolo di insegnanti, mentre gli allievi erano degli attori. Il finto scopo dell’esperimento, secondo quanto riferito alle ignare cavie, era di studiare la memoria e gli effetti dell’apprendimento.

L’insegnante veniva posto di fronte a un generatore di corrente che aveva degli interruttori che indicavano esplicitamente la maggiore o minore intensità e pericolosità della scarica che avrebbero generato. Se l’allievo sbagliava le risposte, l’insegnante veniva esortato con grande autorevolezza a girare gli interruttori della corrente, aumentando l’intensità delle scosse all’aumentare degli errori. L’attore, legato ad una finta sedia elettrica, fingeva di ricevere realmente la scossa e pregava e implorava l’insegnante di smettere, urlando.

Una parte consistente dei partecipanti all’esperimento obbedì ai comandi dello scienziato, venendo meno ai principi morali che li caratterizzavano prima dell’inizio della prova. Nonostante mostrassero una fortissima ansia, e portassero allo scienziato le loro rimostranze, alcuni di loro arrivarono addirittura a ruotare l’interruttore che dava la scossa più elevata e che era indicato come estremamente pericoloso per la vita. Tutto questo per devozione all’autorità.

Ma torniamo ai soldi… Cosa si è disposti a fare per averne? Quanto è potente il dio denaro e quanto riesce a corrompere la nostra moralità e la nostra etica? Fino a che punto possiamo spingerci e andare contro ai nostri valori e alla nostra umanità per il desiderio di ricchezza e potere? A volte si tratta di una questione di sopravvivenza, e sono la paura e l’insicurezza a guidare le nostre scelte, ma non sempre. Forse non saremmo tutti disposti a fare quello che ha fatto il protagonista di “13 sins”, ma qualche deroga alla nostra integrità la potremmo accettare in cambio di una vita più agiata? A voi la risposta.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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