ToHorror Film Fest 2016 – Sezione lungometraggi: Extraordinary Tales

[Attenzione Spoiler: vengono svelati particolari della trama]

Alla XVI° edizione del TOHorror Film Fest a Torino, appena conclusa, è approdato il lungometraggio d’animazione gotico “Extraordinary Tales”, scritto e diretto dallo spagnolo Raul Garcia, storico animatore della Disney in film di successo come “Aladdin” e “Il re leone”.

Il film si compone di cinque cortometraggi che mettono in scena cinque racconti di Edgar Allan Poe che, pur nelle differenze di storie e personaggi, hanno un unico tema dominante: l’ossessione per la morte nelle sue varie forme. I cinque corti sono realizzati con stili grafici differenti e ispirati a diversi artisti e illustratori, in modo da rendere visivamente al meglio le atmosfere emotive dei racconti di Poe. Stessa motivazione guida la scelta delle cinque voci narranti, capaci di ricreare le sfumature psicologiche dei vari personaggi dei racconti.

A fare da ponte di passaggio da un corto a un altro, c’è il dialogo tra una statua di donna, che rappresenta la Morte, e un corvo, che rappresenta lo spirito di Edgar Allan Poe (evidente qui il riferimento alla sua poesia “Il corvo”).  Ogni pezzo di dialogo fa da introduzione al cortometraggio successivamente presentato, per poi riprendere alla fine di ciascun racconto fino all’arrivo del successivo, fornendo così una cornice e una coerenza alla narrazione dei cinque racconti.

Il film si apre con la statua-Morte che sottolinea al corvo quanto sia forte la sua ossessione per coloro che non ci sono più, in particolare per Virginia (la moglie di Poe morta prematuramente), e come questa abbia profondamente influenzato tutta la sua opera, nonostante il corvo rivendichi che non si tratta di ossessione, ma piuttosto di ispirazione. Ed ecco allora che l’ossessione del corvo-Poe per la moglie morta fa da apripista al primo corto, che ha come suo punto focale proprio l’ossessione per la morte di una donna.

Il primo corto è infatti ispirato al racconto “La caduta della casa degli Usher” (The Fall of the House of Usher), dove a dominare è il rapporto simbiotico tra una sorella e un fratello (i nobili gemelli Usher) che non permette contatti con l’esterno, condannando la casata a un’irrimediabile fine. A fare da narratore è il leggendario attore Christopher Lee, che con la profondità bassa della sua voce è riuscito a rendere benissimo l’atmosfera di angoscia delirante che opprime Roderick Usher e la sua ossessione per la morte-non morte della sorella.

A introdurre il secondo episodio è invece il tema della colpa. La Morte fa notare al corvo come le persone a lui care muoiano nonostante le sue cure e il suo amore, e come lui sia afflitto dal rimorso per l’incapacità di poter fermare questo. Ma il corvo afferma che in realtà la sua unica colpa, se c’è, è stata quella di dare ai suoi lettori quello che volevano, ossia un barlume di redenzione attraverso storie di giustizia. Storie come quella del secondo cortometraggio, adattamento del racconto “Il cuore rivelatore” (The Tell-Tale Heart), storia di una probabile schizofrenia paranoide, dove l’ossessione per l’occhio “malvagio” di un anziano diventa motivazione del suo omicidio, che non resterà tuttavia impunito, in quanto rivelato dal rumore del suo cuore. Narratore dell’episodio è l’attore Bela Lugosi, storico Dracula nell’omonimo film del 1931, di cui Raul Garcia ha recuperato la registrazione di un reading in radio del 1947.

Il tema della sfida alla morte è invece lo spunto per il terzo episodio, tratto dal racconto “La verità sul caso di Mr. Valdemar” (The Facts in the Case of M. Valdemar), narrato dall’attore Julian Sands,  storia di un dottore che usa l’ipnosi per sfidare la morte. Pur andandoci vicino, la battaglia viene tuttavia persa e la morte rimane come destino ineluttabile.

Il tema dell’immaginare la propria morte, con tutta la paura e sofferenza che ne consegue, introduce il quarto cortometraggio, ispirato al racconto “Il Pozzo e il Pendolo” (The Pit and the Pendulum), narrato da Guillermo del Toro (regista di film, tra cui horror), dove un condannato a morte dall’Inquisizione, più di una volta, arriva molto vicino a morire. Qui non è tanto la morte in sé a far paura, quanto la sua attesa angosciosa.

Il tema dell’accettazione della morte e del confronto con essa introduce all’ultimo cortometraggio, ispirato al racconto “La Maschera della Morte Rossa” (The Masque of the Red Death) dove un gruppo di cortigiani, per sfuggire al contagio della Morte Rossa (la peste), si rinchiude nel palazzo del principe Prospero, ma a una festa in maschera si presenterà un inquietante invitato, vestito con un costume che rimanda alla morte, e che morte effettivamente è. In questo episodio non c’è una narrazione vera e propria, ma a prestare la voce al principe Prospero è il regista Roger Corman, che negli anni ’50 e ’60 realizzò degli adattamenti di opere di Poe, tra cui proprio quello di questo racconto.

La non accettazione della morte e dell’oblio sembra proprio affliggere l’anima di Poe e non dargli pace; il corvo esclama infatti con forza di non voler essere dimenticato come è accaduto per molti anni e, quando la statua-Morte esclama “Nevermore” (“Mai più”), allora il corvo si trasforma in bassorilievo della tomba di Poe, a cui vengono portate tre rose e una bottiglia di liquore (riferimento alla leggenda del custode della tomba, un uomo misterioso che ad ogni anniversario della nascita di Poe, rendeva omaggio così alla sua memoria). In questo modo lo spirito di Poe conquista l’eternità, vera vittoria sulla morte.

Si potrebbe ipotizzare che, a differenza della poesia di Poe “Il corvo”, dove quella risposta “Mai più” accresceva l’angoscia del protagonista, qui invece sembra riappacificarlo: lo spirito di Poe riesce quindi a riconciliarsi con il suo destino, rassicurato dalla promessa che il suo lavoro sopravviv alla sua morte. Promessa che è stata mantenuta, visto che a tutt’oggi l’opera di Poe non solo è riconosciuta per il suo grande valore, ma rimane inoltre inesauribile fonte di ispirazione, come in questo straordinario lungometraggio.

Laura Lambertucci

Psicologa e Psicoterapeuta. "Condivido con Laura Salvai, oltre al nome, anche la passione per il cinema, che mi ha portata a conoscere il suo gruppo Facebook PSYCHOFILM e questo suo sito, per il quale sono felice di collaborare".

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