This must be the place

“Il problema è che passiamo troppo velocemente dall’età in cui diciamo <<farò così>> a quella in cui diremo <<è andata così>>”
Cheyenne

“This Must Be The Place” è il racconto di un viaggio, di una scoperta e di una maturazione. Il protagonista, Cheyenne, è un ex cantante dal look “dark”, che conduce una vita lenta e monotona.
Il tempo nel film è scandito al rallentatore, le scene sembrano allo stesso tempo brevi ed eterne e i suoi personaggi per la maggior parte tristi e bloccati in una vita apparentemente priva di progettualità e di stimoli: una madre alla finestra in attesa del ritorno del figlio, che passa le sue giornate a fumare, una ragazza incapace di stringere relazioni, a parte quella con il protagonista, molto più vecchio di lei.
Sean Penn è magistrale nella sua interpretazione, i suoi movimenti, la sua postura, le sue espressioni trasmettono allo spettatore fin dalla prima scena un senso di vuoto, di staticità e di angoscia.
Cheyenne un giorno dice alla moglie di avere il sospetto di essere depresso e la moglie gli risponde che forse lui sta confondendo la depressione con la noia, e forse ha ragione, visto che il successivo viaggio del personaggio lo porterà ad una netta trasformazione.
Una frase che colpisce molto è quella che dice che “ci sono molti modi per morire, ma il peggiore è quello di farlo rimanendo vivi”.
Il generale tono triste del film è intervallato da momenti molto divertenti: ad esempio quando Cheyenne scende dalla macchina, dopo aver schizzato dei passanti passando su una pozzanghera, e rivolgendosi a loro dice che è giusto sappiano che l’ha fatto apposta, oppure quando chiede alla moglie perché lei ha permesso all’architetto di scrivere “cucina” nella loro cucina, dato che è evidente che quella sia una cucina.
Venuto a sapere dell’imminente morte del padre, che non vede da moltissimi anni, Cheyenne decide di partire, ma arriva tardi, perché per paura di volare decide di raggiungere il suo capezzale in nave. Da qui parte un nuovo viaggio, alla ricerca di un criminale nazista che il padre aveva incontrato in un campo di concentramento e aveva inseguito per tutta la vita.
Durante le tappe del suo percorso, Cheyenne conosce molti personaggi, tutti soli o con vite costellate di paure. Dice, infatti, ad un certo punto del film, che bisogna trovare una cosa per cui avere coraggio e che per lui questa è la volta in cui ha deciso di non avere paura.
Cheyenne riesce ad incontrare l’aguzzino di suo padre (ottima la recitazione anche di questo attore), che risulta essere meno cattivo di quello che lo spettatore si aspetta per tutto il film, e lo vendica sottoponendolo ad una pari umiliazione a quella subita dal genitore, e poi torna a casa, questa volta in aereo, trasformato nell’animo e nell’aspetto (è come se si togliesse una maschera, ma anche un peso, forse simboleggiato dalla valigia che si trascina dietro, ricurvo, per tutta la durata del film).
Prima di partire, la donna in attesa del figlio scomparso, gli aveva detto di sapere perché lui non aveva mai fumato: era perché era ancora un bambino. Simbolicamente, al ritorno dal suo percorso di scoperta e crescita, il protagonista si accende una sigaretta.
Un film che lascia il segno, grazie all’ottima sceneggiatura e alla bravura dell’attore protagonista.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".