The Wolfpack: una prigione di libertà

“Abbiamo visto, non lo so… 5000 film, compresi i VHS e i DVD e io credo che così siamo arrivati all’idea che c’è un altro mondo lì fuori, perché noi non conoscevamo il mondo, perciò non avevamo un mondo.. e io credo che i film ci abbiano aiutati a creare il nostro tipo di mondo. Ma noi conoscevamo sempre la differenza tra la vita reale e i film”
(Mukunda Angulo)

The Wolfpack è la storia vera dei fratelli Angulo,  (Mukunda, Jagadesh, Bhagavan, i gemelli Govinda e Narayana, e Krisna), sei giovani ragazzi e una ragazza che hanno trascorso la maggior parte della loro vita all’interno di un piccolo appartamento della Lower East Side di New York, dove il padre, Oscar, un Hare Krishna di origine peruviana con problemi di alcolismo, li teneva segregati, con la passiva complicità della sottomessa moglie Susanne, anche lei vittima degli abusi del marito.

Oscar era terrorizzato dal mondo che c’era fuori. Lo riteneva pericoloso, era paranoico e pensava che tutti fossero controllati e che la sua famiglia dovesse essere protetta dalle influenze negative dell’esterno, per poter essere davvero mentalmente libera: “Abbiamo cercato di vivere non entrando in contatto con questa gente”; “Abbiamo sempre detto loro: non badate a tutto quello che succede là fuori, tipo i tizi che ti offrono la droga nell’ascensore….forse due o tre persone sono state uccise”. “Voi non sapete come mi sono sentito io qui…io che sono un uomo libero”; “E’ come se ci fosse un pezzo di galera fuori di qui”.

I fratelli Angulo non hanno mai potuto frequentare la scuola pubblica e hanno ricevuto la loro istruzione in casa, dalla madre. Il padre, che era l’unico membro della famiglia ad avere le chiavi dell’appartamento, permetteva ai figli di uscire dalla loro prigione solo in rarissime occasioni.

Come unica via di fuga alla loro vita di reclusi, essi avevano solo la loro fervida fantasia, che alimentavano attraverso la passione per i film. Trascrivevano i copioni completi delle pellicole, fabbricavano in casa i costumi e le maschere di scena, utilizzando scatole di cereali vuote, pezzi di tappetini da yoga e qualsiasi materiale che potesse essere sfruttato all’occorrenza, e recitavano i ruoli degli attori dei loro film preferiti, quali “Il Cavaliere Oscuro”, “Pulp Fiction”, “Le Iene”, “Harry Potter”, con un’attenzione accurata ai dettagli.

“Dopo aver visto il Cavaliere Oscuro, questo mi ha fatto credere che era possibile che qualcosa accadesse, non perché era Batman, ma perché io sentivo che c’era un altro mondo. Ho fatto tutto quello che ho potuto perché quel mondo diventasse realtà”.

Quando ha 15 anni, Makunda esce di casa da solo per la prima volta. Indossa dei vestiti neri e una maschera di Michael Myers, personaggio di uno dei più famosi film horror del cinema. Non vuole essere riconosciuto e che il padre sappia che ha trasgredito le regole. Entra in vari negozi e anche in una banca. Qualcuno si spaventa e chiama la polizia. Viene portato in ospedale e poi a casa. Qui vengono a fare un’ispezione i servizi sociali, e lui e i suoi fratelli iniziano ad essere seguiti da un terapeuta.

Comincia una nuova vita per la famiglia Angulo. I fratelli iniziano a uscire e un giorno incontrano per la strada, casualmente, Crystal Moselle, la regista che girerà il documentario sulla loro storia. La film-maker rimarrà con la famiglia per lungo tempo e riprenderà una trasformazione di cui è anche lei, in parte, l’artefice. D’altronde si sa, quando si osserva qualcosa, inevitabilmente, lo si cambia.

È interessante, però, come il cambiamento della famiglia Angulo sia stato avviato dalla ribellione adolescenziale di Mukunda; come l’unione, la solidarietà fraterna, il gioco, siano stati determinanti per mettere le basi di una futura socializzazione con il mondo esterno; come la costruzione di una realtà parallela attraverso il role-playing cinematografico abbia reso possibile, insieme ad una grande capacità di resilienza, il mantenimento di una libertà interiore e la costruzione di personalità capaci di reagire a un ambiente traumatico e potenzialmente estremamente patologizzante.

The Wolfpack ha vinto il premio della giuria al Sundance Film Festival e i fratelli Angulo hanno realizzato il loro sogno cinematografico. Il cinema li ha portati fuori e l’uscire fuori li ha portati nel cinema.

Una storia singolare, che Psychofilm non poteva non raccontarvi.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".