Quinto potere: così é, se vi pare

“Se tu vuoi sapere qual é la verità, mai nessuno te la dirà.
Ti racconteranno soltanto la loro versione”
 (dal film “Il Quinto Potere” – 2013)

“Il Quinto Potere” é un film che parla della storia di Julian Assange, fondatore di WikiLeaks, una organizzazione internazionale che si occupa di diffondere sulla rete una serie di documenti segreti (politici, economici, militari) ottenuti da informatori anonimi sparsi in tutto il mondo. WikiLeaks é stata al centro di una bufera che ha riguardato governi e istituzioni di tutto il mondo ed é stato il caso più emblematico della potenza ed incontrollabilità di internet nella diffusione di notizie.

La vicenda di Julian Assange ha però anche un significato più profondo, legato al tema della verità, così tanto dibattuto a livello letterario, filosofico, giuridico e psicologico.

La verità esiste, o é un prodotto della nostra mente?

Chi guarda il film “Il Quinto Potere” ha la sensazione che il vero sia sfuggevole, poiché ciò che ci viene presentato nella pellicola é interpretabile a livello soggettivo in molti modi possibili. Julian Assange viene presentato come una persona con problematiche psicologiche, che ha affrontato pesanti accuse relative a crimini di tipo sessuale. È proprio così? Oppure é vittima di manipolazioni atte a screditare il suo operato contro le grandi lobbies mondiali?

Ognuno si costruisce la propria personale opinione in merito alla vicenda, ed é proprio questo che crea una difficoltà a stabilire cosa é vero e cosa no. È più facile capire cosa é vero per una persona e cosa no, che stabilire cosa é vero in assoluto.

La relatività e i mille volti della verità sono ben spiegati dal film di Akira Kurosawa “Rashomon”, del 1950. Il regista, ispirandosi ai racconti di Akutagawa, narra la storia di un crimine violento, avvenuto in un bosco.

La vicenda viene descritta da quattro testimoni:, la moglie del samurai ucciso, il samurai stesso (che parla attraverso un medium), il presunto assassino dell’uomo e stupratore della donna, e un boscaiolo. Ognuno di loro racconta versioni completamente diverse dei fatti, tutte credibili, tanto da portare lo spettatore a chiedersi se dunque la verità non esista oppure se esista, ma non possa semplicemente essere trovata.

Esiste una realtà unica, o ci sono tante realtà? I nostri stessi sensi ci ingannano, i nostri filtri mentali ci fanno focalizzare l’attenzione su determinati aspetti del reale, tralasciandone altri. Se una persona che incontriamo per la strada non ci saluta, possiamo pensare che sia una maleducata, che sia arrabbiata con noi, che sia distratta, che sia di fretta, che abbia fatto finta di non vederci perché le stiamo antipatici, che non ci abbia visti perché non l’abbiamo salutata abbastanza ad alta voce. Ma qual é la verità? Forse potremmo chiedergliela, ma la dirà? Non é che ci dirà di non averci visti per non rivelare che non ci sopporta?

Che del reale ognuno possa dare la sua interpretazione ha parlato un autore a cui il tema della realtà e di come questa sia inconoscibile era molto caro: Luigi Pirandello. Siamo unici, ma sono centomila i modi in cui gli altri ci vedono, e per questo non siamo nessuno.

Non esiste una realtà oggettiva, solo una realtà soggettiva. Siamo noi che costruiamo la realtà, attraverso la nostra mente.

Oltre a “Uno, nessuno, centomila”, c’é un’altra opera teatrale di Pirandello che affronta il tema della realtà e della verità. Si tratta di “Così é, se vi pare”. La trama e il significato di questa opera sono così simili a quelli del film di Kurosawa che non mi posso esimere dal citarla: anche qui troviamo delle testimonianze contrastanti e anche qui é difficile capire quale sia la versione più vera. La signora Ponza é la seconda moglie del signor Ponza oppure é la prima, e quindi é la figlia della signora Frola? È la signora Frola ad essere matta, come dice il signor Ponza, e ad aver scambiato la sua seconda moglie per la figlia o é pazzo il signor Ponza, come dice la signora Frola, che dopo un ricovero della moglie molto lungo non l’avrebbe più riconosciuta e avrebbe fatto celebrare delle seconde nozze come si trattasse di una donna nuova?

La versione della signora Ponza non aiuta a svelare questo mistero, in quanto la donna conferma entrambe le versioni:

SIGNORA PONZA: “Che cosa? La verità è solo questa: che io sono, sì, la figlia della signora Frola, e la seconda moglie del signor Ponza; sì, e per me nessuna! Nessuna”!

IL PREFETTO: “Ah, no, per sé, lei, signora, sarà l’una o l’altra”!

SIGNORA PONZA: “Nossignori. – Per me, io sono colei che mi si crede”!

LAUDISI Ecco, o signori, come parla la verità! Siete contenti?

Cosa aggiungere ancora? Così é, se vi pare! Ognuno quindi trovi la sua verità…

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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