Echo di Amikam Kovner

“Echo” è un film del regista israeliano Amikam Kovner, in concorso al prossimo Torino Underground Cinefest.

Il film vanta una sceneggiatura interessantissima dal punto di vista psicologico e racconta, attraverso una serie di metafore suggestive e intrecci narrativi, la storia di una coppia.

Avner lavora alla costruzione di un tunnel ed è un uomo molto pratico e razionale, mentre sua moglie Ella è una terapeuta dalla personalità molto sensibile, intuitiva ed emotiva.

Quando Avner comincia a sospettare che Ella abbia una relazione con un altro uomo, inizia una personale ossessiva ricerca della verità, giungendo anche a utilizzare dei dispositivi per la registrazione delle telefonate della moglie, che ogni giorno, di ritorno dal lavoro, ascolta cercando di mettere insieme i pezzi di un puzzle sempre più intricato e misterioso.

L’ascolto continuo e ripetuto di questi audio lo porta a rendersi conto che la donna che sta ascoltando è un’estranea per lui, o almeno è molto diversa da quella che credeva di conoscere così bene. Più si addentra nella sua personale indagine su Ella, più gli sembra di non capire nulla e di non riuscire più a comprendere il significato della loro relazione.

Il tunnel

Il tunnel in cui Avner lavora è una potente metafora che pervade tutta la narrazione.

Il film inizia con un crollo all’interno della galleria. Una struttura solida, apparentemente sicura come il rapporto tra Avner ed Ella, improvvisamente e inaspettatamente frana, ed è necessario capire come ciò sia potuto accadere.

Molto metaforico è anche il dialogo tra Avner ed un suo collaboratore. Il primo suggerisce che se il tunnel è crollato, probabilmente c’è stato un errore di pianificazione ed esecuzione, e il suo collega gli risponde: “Come posso prevedere cosa troverò tra ‘n’ metri”? Avner, a questo punto, sottolinea che bisogna essere pronti anche per ciò che non si conosce.

La metafora funziona molto bene, anche per rappresentare il tunnel in cui Avner si addentra, nel momento in cui inizia ad indagare sulla presunta liaison della moglie, e al fondo del quale non sembra mai vedere una luce.

Il tunnel può rappresentare anche un passaggio da un luogo verso un altro, da un mondo (il suo) a un altro (quello di Ella), e lo scavare per portare alla luce ciò che era nascosto.

Alla fine del suo lungo, faticoso e doloroso viaggio, Avner sarà un uomo profondamente diverso.

La fiducia

Un tema molto importante di questo film è la fiducia, che viene rappresentata nelle scene iniziali in modo altrettanto metaforico: Ella si sta pulendo un orecchio quando il cappuccio di ovatta del “cotton fioc” si stacca e le rimane incastrato nel meato acustico. Avner cerca di toglierglielo con delle pinzette per ciglia, ma la moglie non sembra molto tranquilla e pare non riuscire ad affidarsi alle cure del marito.

La fiducia (non riposta o tradita) è parte fondamentale della trama: fiducia di Ella verso Avner; fiducia della figlia di Avner verso il padre, che sospetta, nel momento in cui lo vede estraniarsi, che lui abbia un’altra donna; fiducia verso Ella, che Avner perde lentamente a mano a mano che i suoi pedinamenti e le sue intercettazioni si intensificano; fiducia di Micha, un avvocato che Avner sospetta essere l’amante della moglie, quando lui gli offre un passaggio in auto verso casa sua, e gli propone di passare con lui proprio attraverso quello stesso tunnel in cui lavora, proposta che assume nuovamente un valore estremamente simbolico.

La perdita

“Echo” esplora un altro tema importantissimo per la psicologia: quello del lutto e della perdita. Ci sono molti modi per perdere qualcuno, e ogni tipo di separazione e perdita è un lutto, che richiede un passaggio attraverso il dolore (che di nuovo potrebbe essere rappresentato dal tunnel), una accettazione e una ricollocazione di ciò che si è perduto in qualcos’altro.

Non è possibile estendere oltre questa riflessione senza fare spoiler, ma il concetto di perdita è ampiamente descritto, in svariati modi e sotto diversi punti di vista, dai vari personaggi di questo straordinario lungometraggio.

La comunicazione

L’originalità di questo film è legata al tipo di linguaggio che utilizza. Un linguaggio che passa attraverso una comunicazione indiretta e differita, tra i protagonisti, e attraverso immagini e suggestioni simboliche e fortemente metaforiche.

Il significato di ogni dialogo, registrazione, sequenza, è la ricostruzione paziente di un complicato puzzle che coinvolge i protagonisti e lo spettatore stesso.

Il culmine semantico del film è il finale, che consiste in un secondo ascolto di una telefonata tra Avner ed Ella, che il marito ha registrato come tutte le altre. Ella in questa conversazione spiega ciò che sente in modo indiretto ma dal grande impatto emotivo, commentando un dialogo tra il marito e il suo collega.

Non posso descrivervi nel dettaglio il contenuto di questa conversazione e condividere le mie riflessioni con voi, perché non voglio anticiparvi nulla sulla strada che la narrazione intraprende verso la sua conclusione. Vi consiglio, però, di prestare particolare attenzione a questo dialogo, perché è emozionante, intelligente ed estremamente potente.

Laura Salvai

Sono psicologa, psicoterapeuta a orientamento cognitivo-comportamentale, sessuologa clinica e terapeuta EMDR e ricevo a Pinerolo e Torino. Amo le storie e mi piace scriverle, leggerle, ascoltarle e raccontarle. Sono la fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e la proprietaria di questo sito. Il cinema è per me una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali.