Cinema e schizofrenia: Il professore e il pazzo

[Attenzione: spoiler]

Diretto da P.B.Sherman e tratto dal libro di Simon Winchester “The Surgeon of Crowthorne: A Tale of Murder, Madness and the Love of Words” (Titolo italiano: “L’assassino più colto del mondo”), “Il professore e il pazzo” racconta la storia vera di una delle opere culturali più grandi della storia: la redazione dell’Oxford English Dictionary. L’iniziativa, promossa dalla Philological Society londinese nel 1857, prende vita negli anni Settanta dello stesso secolo e dura per cinquant’anni, concludendosi nel 1928 con la pubblicazione del dodicesimo volume.

Il progetto iniziale viene messo nelle mani del professor James Murray, interpretato nel film da un convincente Mel Gibson, che compresa immediatamente la difficoltà di realizzazione di questa impresa titanica, decide di avvalersi, oltre che dei pochi collaboratori che ha a disposizione, anche della popolazione di comuni lettori. Fa inserire, infatti, una lettera di appello all’interno dei libri, per chiedere l’aiuto volontario di tutte le persone che abbiano voglia di fornire il loro contributo al lavoro.

Ciò che i volontari devono fare è leggere, segnare le parole degne di nota che a mano a mano trovano nei libri, indicare l’anno di comparsa del termine e scrivere una citazione che possa rappresentare la parola stessa.

Nonostante la collaborazione dei lettori e il lavoro serrato della squadra di Murray, però, l’impresa viene rallentata subito da una serie di ostacoli molto difficili da superare e pare ad un certo punto arrivare ad uno stallo. Proprio in quel momento, iniziano a pervenire decine e decine di lettere con i contributi di William Chester Minor (interpretato da Sean Penn), un chirurgo militare affetto da schizofrenia e rinchiuso all’interno del manicomio criminale Broadmoor per l’omicidio di un uomo innocente, padre di sei figli.

Durante l’omicidio William era preda dei suoi deliri e allucinazioni ed era convinto che il povero malcapitato fosse un soldato che durante la guerra aveva marchiato a fuoco sul volto, per diserzione.

William Chester Minor è un uomo di grande cultura, è geniale, e il suo lavoro diligente per il primo volume del dizionario sembra essergli di aiuto e tenere a bada la sua malattia, per un certo periodo di tempo; ma il senso di colpa verso la vittima e la sua famiglia lo porteranno a un nuovo scompenso, durante il quale si infliggerà una grave automutilazione.

Questa azione lo spingerà nelle mani crudeli del direttore dell’istituto, che lo sottoporrà a tecniche terapeutiche sperimentali abominevoli.

Il film non finisce qui, lo spoiler era necessario ma parziale, lascio a voi scoprire quali saranno le sorti di William, ma so che tiferete per lui fino all’ultimo minuto.

“Il professore e il pazzo” è un film sulla malattia mentale, che ricorda per il binomio “genio e schizofrenia” un altro film di grande spessore uscito diciotto anni fa, tratto anch’esso da una storia vera: “A beautiful mind” (2001 – Regia di Ron Howard; attore protagonista: Russell Crowe); ma è anche un film che parla di colpa e di perdono, di amore e di amicizia, di giustizia e ingiustizia.

Se lo avete nella vostra lista di titoli da vedere, fate come me, non indugiate oltre, perché è una storia che vale la pena di essere conosciuta e perché la performance di Sean Penn, come sempre straordinaria, vale la pena di essere vista.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".