Carrie, lo sguardo di Satana

Carrie é stato il libro d’esordio di uno dei più famosi scrittori di narrativa horror (e non solo) dei nostri tempi. Stephen King é un autore molto prolifico, i cui romanzi e racconti hanno avuto successi di vendita enormi. Oltre ad essere state vendute  in milioni di copie in tutto il mondo, le sue storie hanno collezionato anche una quantità straordinaria di adattamenti cinematografici. Pensiamo, ad esempio, a “Shining”, da cui é stato tratto l’omonimo film di Stanley Kubrick, “Christine, la macchina infernale” e “La zona morta”, diventati due celebri pellicole di David Cronenberg, “Misery”, diventato “Misery non deve morire” nel film di Rob Reiner, “Dolores Claiborne” da cui é stato tratto il bellissimo film “L’ultima eclissi”, interpretato da una straordinaria Kathy Bates, “Cujo”, “Il miglio verde”, “Cose preziose”, e moltissimi altri ancora.

Le storie che Stephen King racconta, spesso, partono da piccole cose della quotidianità (un libro non restituito in biblioteca, un gioco erotico di coppia, una fermata al benzinaio per fare rifornimento) e si sviluppano in trame incredibili, all’interno delle quali vivono personaggi dalla grande complessità psicologica.

Il libro “Carrie”, uno dei più brevi che King abbia mai scritto, ha avuto due trasposizioni cinematografiche: la prima é del 1976, ad opera di Brian De Palma, e la seconda é del 2013, diretta da Kimberly Peirce. La versione più recente, ha prodotto dei rimaneggiamenti alla trama originale, nessuno particolarmente sostanziale, tranne l’inserimento della storia nell’era attuale. La vita di Carrie e della madre appaiono, nella cornice più moderna, ancora più distanti da quella che é la vita intorno a loro, più “emancipata” e certo più tecnologica di quella in cui erano ambientati il romanzo di King e il film di De Palma. Questo rende il tutto più attuale e più comprensibile alle nuove generazioni.

Quello che colpisce della storia di Carrie, sia nella versione originale che in quella più recente, é il realismo nella lettura degli aspetti psicologici e relazionali implicati nella sua vicenda. Un’adolescente, con una madre spaventata e spaventante che insegue i suoi deliri religiosi, considerata diversa dalle sue coetanee e, come “diversa”, emarginata e vittima di bullismo (anche nella versione cyber). Importante il passaggio relativo al menarca e a come il suo arrivo possa risultare traumatico nella vita di una donna, se non é consapevole di cosa le stia accadendo a causa della mancata educazione ricevuta in famiglia e a scuola. Il modo in cui questa tappa dello sviluppo é vissuta incide profondamente sul futuro benessere personale e relazionale in ambito sessuale e la non-conoscenza non é rara come si potrebbe pensare, soprattutto quando lo sviluppo avviene in età precoce.

Carrie non risulta tanto un personaggio “horror”, ma più una persona con una profonda sofferenza, vittima di violenze psicologiche inaudite sofferte in famiglia e nel rapporto con i pari. E la telecinesi, in tutto questo, che significato può assumere? Possiamo pensarla come una metafora della resilienza? Come lo sviluppo di una strategia di difesa e attacco estrema? Per ora lasciamola essere quello che é, l’unico elemento horror/paranormale di una storia per il resto purtroppo troppo comune.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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