Brotherhood

Il protagonista di questo film appartiene a un gruppo neonazista, gerarchicamente strutturato.

I membri del gruppo seguono una ideologia razzista e omofobica e sono molto violenti verso le minoranze etniche e gli omosessuali.

L’appartenenza al gruppo è stabilita attraverso precisi rituali di iniziazione e particolari caratteristiche distintive.

Le “divise” di appartenenza sono i tatuaggi con le svastiche, segni indelebili sulla pelle, come indelebile è il segno dell’appartenenza al gruppo nell’identità e nell’esistenza dei suoi membri.

L’appartenenza è un sistema fortemente interpersonale. Non risponde a una singola esigenza, ma a molte. Allo stesso tempo, io so chi sono non solo perché so a cosa appartengo ma anche perché so a cosa non appartengo. Molto spesso iniziamo a decidere chi siamo perché non siamo qualcos’altro.

Le appartenenze ci aiutano molto, sono dei grandi suggerimenti, ma possono essere motivo di grande sofferenza. Come quella del protagonista del film, che si trova a intrecciare una relazione sentimentale con un nuovo membro della banda. Il conflitto che nasce in lui non dipende dal dubbio sul suo orientamento sessuale, ma da una profonda crisi della sua identità personale, costruita fortemente sulla sua appartenenza al neonazismo e alla sua ideologia.

Le scene del film sono a tratti dalle tinte forti (episodi di violenza di gruppo) e a tratti molto delicate. L’amore tra i due personaggi è un amore vero, riconoscibile dallo spettatore, indipendentemente dal suo orientamento sessuale. Chiunque può riconoscersi quando vede i due uomini iniziare la loro storia, scambiarsi sguardi, carezze e abbracci intensi e condividere momenti di gioia e spensieratezza. Ma la loro storia non può essere che una storia clandestina, nascosta agli occhi degli altri. Il rischio è altissimo e l’abisso che separa l’ideologia abbracciata dal protagonista e il suo desiderio di amare è enorme, come è grande la sua frattura interiore e il conflitto tra due mondi tra loro inavvicinabili.

Il film si intitola “Brotherhood”, cioè “Fratellanza”. È un film sull’appartenenza, un film sui conflitti intrapersonali e interpersonali, sull’agonismo (il fratello del protagonista, male accetta la promozione del nuovo arrivato, che gli ha rubato il posto nella gerarchia, e arriverà al punto di denunciare il suo stesso fratello, pur di essere accettato nel gruppo), ma anche un film sull’amore, intenso sentimento capace di stravolgere gli equilibri e mettere in discussione profonde credenze.

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".