La vita in un sorso: un corto per sensibilizzare i ragazzi sui rischi dell’alcol


“Suo figlio rischia di bersi la vita in un sorso. Un sorso dopo l’altro.”

Si beve sempre di più e sempre più precocemente, in età in cui non solo l’alcol non riesce ad essere metabolizzato dal corpo in modo adeguato, ma il cervello è ancora in via di sviluppo. L’alcol è una sostanza neurotossica e ha effetti sulla salute sia fisica che psicologica e relazionale delle persone.

Disregolazione delle emozioni, alterazioni percettive, impossibilità di valutare correttamente le situazioni di pericolo con conseguente esposizione al rischio (proprio e altrui). L’ottundimento della coscienza prodotto da questa sostanza, infatti, può rendere le persone più vulnerabili, meno capaci di difendersi. La difesa dai pericoli dipende, prima di tutto, dal riconoscimento degli stessi: in uno stato alterato di coscienza, spesso questo risulta complicato, mentre è più facile mettersi in situazioni di rischio in modo parzialmente o del tutto inconsapevole.

Violenza, guida pericolosa, infortuni, coinvolgimento in rapporti sessuali non consenzienti o non protetti, problematiche scolastiche, lavorative e relazionali, patologie organiche, sono conseguenze dell’abuso e della dipendenza da alcol di cui spesso i ragazzi non sono consapevoli, anche a causa dei messaggi fuorvianti a cui sono esposti, sia a livello mediatico che per trasmissione culturale.

Nelle pubblicità l’alcol è presentato come un prodotto di consumo e una sostanza socializzante e nella nostra cultura è considerato come una bevanda, tanto che le prime esperienze con gli alcolici vengono fatte spesso proprio in famiglia. A livello popolare, questa sostanza psicotropa è stata molte volte valorizzata per i suoi presunti effetti curativi (pensiamo al proverbio: “Buon vino fa buon sangue”, ad esempio). Nel nostro paese, prettamente cattolico, il vino viene utilizzato nella celebrazione della messa, come simbolo del sangue di Cristo, assumendo anche un importante valore di tipo religioso.

L’alcol però non è una bevanda: è una sostanza e, come tale, può produrre effetti negativi sulla salute psicofisica delle persone. Avere delle informazioni realistiche  su cosa sia e quali effetti produca, nel breve e lungo termine, è dunque fondamentale per poter fare delle scelte libere e consapevoli.

È importante sapere che l’alcol è una sostanza psicoattiva che può indurre alla dipendenza, avere degli effetti terribili sulla vita (lavorativi, scolastici, relazionali, sessuali, medici), e condurre anche alla morte (tumori, malattie cardiovascolari ed epatiche, incidenti e infortuni letali).

Una interessante campagna di sensibilizzazione sul tema dell’alcolismo giovanile è stata presentata recentemente a Milano presso il cinema Oscar: si tratta di un cortometraggio dal titolo “La vita in un sorso”, nato da un soggetto di Elisabetta Pirro, che ne ha curato anche la sceneggiatura.

Psychofilm ha già avuto occasione di conoscere il lavoro di questa scrittrice, che si occupa da tempo di tematiche educative rivolte in particolar modo agli adolescenti, ma anche agli adulti, ponendo al centro dei suoi lavori il ruolo fondamentale della famiglia e della scuola nella crescita sana e consapevole dei ragazzi.

Il corto ha come protagonisti, infatti, due gruppi di adolescenti, appartenenti a due fasce d’età differenti, una mamma, Marina, che ha un figlio alcolizzato e teme che il fratello più piccolo stia seguendo la sua stessa strada, e un gruppo di adulti alcolisti che svolgono insieme una terapia e mostrano attraverso le loro narrazioni ciò che l’alcol ha causato nelle loro vite e come l’approccio a questa sostanza sia derivato dall’aver sottovalutato un “divertimento” pericoloso o dal tentativo di auto-cura da traumi o relazioni di attaccamento disfunzionali.

Si alternano scene di festa, in cui vengono fatti dei riferimenti a pratiche e giochi legati all’assunzione di alcolici (mi riferisco all’“eyeballing”, che consiste nel versare vodka o altri superalcolici negli occhi, e al “beer pong”, una sfida di bevute in cui i giocatori devono lanciare delle palline in bicchieri pieni di birra o altre bevande alcoliche; per ogni lancio andato a segno un membro della squadra avversaria deve bere il contenuto del bicchiere in cui la pallina è caduta) e scene drammatiche, narrate attraverso gli occhi di genitori preoccupati e adulti alcolisti.

Il primo cortometraggio di Elisabetta che ho recensito si intitolava “Non è uno scherzo”, e riguardava il tema del bullismo. Parafrasandolo, si può dire che l’alcol non è un gioco, al limite è un gioco d’azzardo, con cui ci si può fare male.

L’alcol è una sostanza facilmente reperibile. I minori a volte frequentano ragazzi più grandi per avere accesso alle bevande a loro proibite, ma talvolta la disattenzione degli adulti, la scarsa vigilanza della famiglia sugli alcolici presenti in casa e la non verifica da parte dei negozi, dei bar e delle discoteche dei documenti fa sì che l’esposizione a questa sostanza a fasce di età molto basse sia purtroppo frequente.

“La vita in un sorso”, che si colloca all’interno della campagna di sensibilizzazione sui rischi dell’uso di alcol “Bersi la vita”, utilizza la potenza del linguaggio cinematografico per promuovere il benessere e Psychofilm non poteva che accogliere e diffondere questa importante iniziativa.

Una goccia nell’oceano se si pensa al bombardamento delle pubblicità e dei film sugli effetti socializzanti e auto-curativi dell’alcol. Ma una goccia preziosa.

 

 

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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