Oscar 2018 e Elezioni politiche: una notte di premi ed exit poll

Una notte folle la scorsa, con la maratona televisiva sulle proiezioni elettorali italiane e quattro ore di cerimonia degli Oscar. Impresa difficile per una cittadina italiana con il morbo della cinefilia. Immaginatemi tra due schermi, con lo smartphone in una mano, un blocco notes nell’altra e due lattine di coca cola, unica bevanda “caffeinica” che riesco ad assumere per le “watching marathons” notturne.

C’è tanta finzione nella politica quanta politica nel cinema, soprattutto in questo novantesimo anniversario dell’Academy Award, per cui guardare in contemporanea i due eventi non è stato così fortemente dissociativo come potevo pensare. In realtà la coscienza civile ha dominato più la notte degli Oscar che la politica italiana degli ultimi tempi.

Il conduttore Jimmy Kimmel, alla sua seconda esperienza consecutiva sul palco di questa prestigiosa manifestazione, ha subito esordito con dei punti molto scottanti della politica e cronaca americana: dalla brutta storia sulle molestie sessuali di Harvey Weinstein, fortunatamente escluso dall’Academy, alla questione di genere e delle minoranze nel cinema, sia per quanto riguarda il divario di presenza nell’industria cinematografica tra uomini e donne, “whites” e minoranze etniche, sia per il diverso trattamento economico riservato ad attori e attrici.

Gli exit poll non sono stati gli unici numeri di questa nottata. Agli Oscar ne hanno dati molti: Jordan Peele, primo afroamericano a vincere la statuetta per la sceneggiatura originale di “Get Out”; Greta Gerwig prima rappresentante del sesso femminile ad avere una nomination per la regia negli ultimi otto anni (i film diretti da donne sarebbero solo l’11% dei film prodotti).

Molti altri sono i dati interessanti da ricordare: Meryl Streep ha raggiunto quest’anno la sua ventunesima candidatura, ad esempio, e questo ci dice molto sul fatto che gli Oscar siano stati e siano ancora dei premi mediamente meritocratici. Uno dei record di nomination è stato però raggiunto da una diversa figura professionale del cinema: la costumista Edith Head è stata nominata addirittura 35 volte e ha vinto 8 Oscar nella sua carriera.

Molte prime nomination e primi Oscar. Incredibile ma vero, dopo tanti discorsi sul più giovane Leonardo di Caprio che è riuscito per la prima volta due anni fa a guadagnarsi una meritata statuetta, che dire del grande Gary Oldman, che ha ottenuto solo quest’anno l’ambito premio?

Mentre la politica italiana mostra una sempre maggiore intolleranza e “generalfobia”, il cinema sta diventando sempre più sensibile alle questioni di genere, alle questioni relative all’orientamento e all’identità sessuale e all’immigrazione. Forse molte cose sono legate alla spettacolarizzazione, è comunque apprezzabile che il palco degli Oscar sia stato teatro di discorsi e iniziative umane, sociali, culturali e politiche che sono andate oltre lo scopo principale della kermesse. Common e Andra Day hanno dedicato la loro toccante performance canora agli studenti di Parkland e ai Dreamers, i figli degli immigrati americani irregolari che il Presidente Trump voleva espellere dal Paese. Salma Hayek, Annabella Sciora e Ashley Judd, coinvolte nel caso Weinstein, hanno sostenuto l’importanza del movimento “#MeToo” e del far sentire la propria voce. 

Kumail Nanjiani, sceneggiatore con una nomination per “The big sick” ha fatto notare come lui sia cresciuto con film fatti da uomini bianchi ed eterosessuali che hanno narrato storie di altri uomini bianchi ed eterosessuali, invitando a vedere il suo film e a sforzarsi ad identificarsi nella sua storia, come lui ha fatto per una vita.

I premi sono stati assegnati prevalentemente da donne, di cui la metà di colore, e sul palco è salita anche una presentatrice transgender, Daniela Vega, il cui film “Una donna fantastica” ha vinto il premio per il Miglior Film Straniero.

Francis McDormand, vincitrice del premio come Migliore Attrice Protagonista per “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” ha invitato le donne presenti ad alzarsi e condividere il premio con lei, sottolineando come tutte loro abbiano delle storie da raccontare e dei progetti da finanziare, come gli uomini.

Insomma, spettacolo o no, un po’ di ossigeno questa notte degli Oscar lo ha dato, rispetto allo stressogeno marketing politico italiano degli ultimi tempi e allo spoglio delle schede che per molti cittadini, cinefili e non, è stato un po’ traumatico.

Lasciando da parte la politica, cinematografica e nazionale, la qualità dei film in gara per questo importante anniversario degli Oscar, il novantesimo, è stata elevata. Grande successo per “Dunkirk” e “La forma dell’acqua”. Peccato per il film di Luca Guadagnino, “Chiamami col tuo nome”, che si è aggiudicato una sola statuetta, a fronte di due nomination, per la migliore sceneggiatura non originale (James Ivory).



Ecco tutti i premi della serata, in ordine di assegnazione:


Migliore attore non protagonista: Sam Rockwell – “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”

Migliore trucco e acconciature: Lucy Sibbick, Kazuhiro Tsuji e David Malinowski – “L’ora più buia”

Migliori costumi: Mark Bridges – “Il filo nascosto”

Miglior documentario: “Icarus” (Brian Fogel e Dan Cogan)

Miglior montaggio sonoro: Richard King e Alex Gibson – “Dunkirk”

Miglior sonoro: Gregg Landaker, Gary A.Rizzo, Mark Weingarten – “Dunkirk”

Migliore scenografia: Paul Denham Austerberry, Jeffrey A. Melvin e Shane Vieau – “La forma dell’acqua”

Migliore film straniero: “Una donna fantastica” (Cile)

Migliore attrice non protagonista: Allison Janney  – “Io, Tonya”

Migliore cortometraggio di animazione: “Dear basketball” (Glen Keane e Kobe Bryant)

Migliore film d’animazione: “Coco” (Lee Unkrich e Darla K.Anderson)

Migliori effetti speciali: John Nelson, Gerd Nefzer, Paul Lambert, Richard R.Hoover – “Blade runner 2049”

Migliore montaggio: Lee Smith – “Dunkirk”

Migliore cortometraggio documentario: Frank Stiefel “Heaven is a traffic jam on the 405”

Migliore cortometraggio: “The silent child” (Chris Overton e Rachel Shenton)

Migliore sceneggiatura non originale: James Ivory – “Chiamami col tuo nome”

Migliore sceneggiatura originale: Jordan Peele – “Get out”

Migliore fotografia: Roger A.Deakins – “Blade Runner 2049”

Migliore colonna sonora: Alexandre Desplat abbracciato da Sally Hawkins e Octavia Spencer – “La forma dell’acqua”

Migliore canzone: “Remember me”, di Kristen Anderson e Robert Lopez – “Coco”

Migliore regia: Guillermo Del Toro – “La forma dell’acqua”

Migliore attore protagonista: Gary Oldman – “L’ora più buia”

Migliore attrice protagonista: Francis McDormand – “Tre manifesti a Ebbing, Missouri”

Migliore film: “La forma dell’acqua”

Laura Salvai

Psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e terapeuta EMDR. Fondatrice del gruppo Facebook "PSYCHOFILM" e proprietaria di questo sito. "Il cinema? Una grande passione da sempre, diventata con il tempo anche uno dei miei principali impegni professionali".

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